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Carne Cruda

imagesCAXV9FAYEn España, la sátira política es bastante usual también en la radio. Uno de los programas más populares es Carne Cruda. Inició su emisión el 1 de octubre de 2009, y su frecuencia era de lunes a viernes, en Radio 3 (Radio Nacional de España) presentado y dirigido por Javier Gallego.Javier-Gallego-Crudo-para-Jot-Down-2 Combinaba entrevistas a músicos, artistas, escritores y activistas sociales y programas informativos satíricos en general. Casi un año después de la victoria del Partido Popular en las elecciones generales de 2011, justificándose con motivos económicos, la dirección de la emisora suspendió el programa el 31 de agosto de 2012. Gallego afirmó que la cancelación del programa respondía a motivos políticos; per el director de Radio 3, en una entrevista para el diario El Mundo, explicó que cancelaba Carne cruda por ser “muy caro, y no por motivos políticos”. A pesar de su castigo, en noviembre de este mismo año recibió el premio Ondas al Mejor programa de radio de 2012.

Por el programa pasaron artistas como Barón Rojo, Peret, Los Delincuentes, y personalidades como Joaquín Reyes y Julio Anguita, y algunos exponentes de los movimientos sociales como el 15M y la Marea Verde. En enero de 2013, Carne Cruda se emite de nuevo en la Cadena SER con el nombre Carne Cruda 2.0.icono_directo

Sabina Guzzanti

Anche-Sabina-Guzzanti-truffata-da-Torregiani-Fui-imbecilleAltro personaggio importante nel panorama satirico italiano è sicuramente Sabina Guzzanti, attrice, comica, regista e blogger. La Guzzanti si è da sempre dedicata alla satira politica, realizzando delle riuscite imitazioni di Massimo D’Alema e Silvio Berlusconi. Nel novembre 2003, dopo un periodo di pausa, torna in televisione con la trasmissione a carattere satirico e di argomento politico Riot – armi di distrazione di massaRepertoRiota: il programma trattava di satira e di denuncia sociale rispetto ad alcuni aspetti controversi inerenti alla politica e l’informazione in Italia; la Guzzanti mescolava le sue tradizionali imitazioni ad una serie di informazioni relative al conflitto d’interessi che coinvolgeva le forze politiche, la libertà di informazione in Italia e i presunti atteggiamenti di connivenza tra maggioranza e opposizione. Tra i personaggi che era in programma fossero impersonati dalla Guzzanti vi erano anche il Presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi, Massimo D’Alema e l’allora presidente della Rai Lucia Annunziata. Delle previste sei puntate fu mandata in onda solo la prima, che ebbe un notevole successo in termine di ascolti, più di 1 milione di telespettatori, ma il giorno seguente fu annunciata una querela da parte di Mediaset contro la Guzzanti e la Rai per una presunta diffamazione; la querela fu poi vinta dalla Guzzanti, ma il programma fu comunque sospeso.

Viva_Zapatero_-_dvdNel 2005, la Guzzanti realizza il documentario satirico Viva Zapatero!, nel quale parte dalla chiusura della sua trasmissione televisiva Riot. La Guzzanti allarga il caso denunciando una situazione di censura dell’informazione in Italia, coinvolgendo non solo politici di destra e sinistra, ma anche giornalisti come Travaglio e Biagi e attori come Luttazzi e Dario Fo. Il titolo del programma è un forte richiamo all’azione del leader socialista spagnolo Zapatero. Mediaset, fortemente attaccata nel programma, reclama 20 milioni di euro ai danni della Rai, la produttrice del programma Sabina Guzzanti e il resto degli autori.

Diego Bianchi e Tolleranza Zoro

Diego_BianchiSul versante video, in questi ultimi mesi è nato Diego Bianchi, alias Zoro, comico, giornalista, giornalista e conduttore televisivo. Dal 2005, comincia la produzione della rubrica video Tolleranza Zoro, che inizialmente pubblica sul suo blog e su un canale You Tube, che ebbe un successo immediato. Nelle puntate di questo programma, Bianchi mostra un personaggio simpatizzante del Partito Democratico in perenne crisi di identità; si alternano immagini di eventi pubblici di rilevanza politica, riprese direttamente da lui nelle quali appare mentre parla con personaggi pubblici o manifestanti ripresi all’interno di un’abitazione, in cui lui stesso interpreta dei personaggi che discutono e commentano sugli eventi politici del momento, su posizioni contrapposte.

Spinoza

spinoza_blogOltre alla televisione, anche Internet è diventato un mezzo di comunicazione importante per la diffusione della satira: tra i più graffianti siti web troviamo Spinoza, è un blog satirico collettivo, la piattaforma si basa su WordPress; i contenuti sono creati da una comunità che produce battute e testi satirici seguendo testi di attualità; nel 2009 e nel 2010, Spinoza è stato nominato miglio blog italiano e sempre nel 2012 ha ricevuto il Premio Internazionale di Satira di Forte dei Marmi.

Dario Fo

Dario-FoUno dei massimi esponenti della satira politica italiana è certamente Dario Fo. Attore, blogger, drammaturgo e scenografo, ha vinto nel 1997 il Premio Nobel per la letteratura. I suoi lavori teatrali sono caratterizzati dalle proprietà fondamentali della Commedia dell’arte italiana e sono rappresentati con successo in tutto il mondo; è famoso per i suoi testi teatrali di satira politica e sociale.

Nel 1962, insieme alla moglie Franca Rame, preparò una serie di sketch satirici per il varietà televisivo Canzonissima; la censura intervenne così spesso che abbandonarono la televisione in favore del teatro.

fo-awardNel 1969, Fo portò in scena per la prima volta il Mistero Buffo: lui, unico attore in scena, recitava una rielaborazione di testi antichi, traendone una satira divertente e affilata.

Con l’avvento del secondo governo Berlusconi, Dario Fo si è nuovamente spinto verso una produzione di impegno civile e politico che si è concentrata nella creazione di opere satiriche proprio su Silvio Berlusconi, del quale si affrontano le vicende politiche, giudiziarie ed economiche; della commedia è stata impedita la diffusione televisiva, a causa della querela presentata da Marcello dell’Utri, il quale contestava la citazione di alcune sue vicende giudiziarie all’interno della sceneggiatura.

Le caratteristiche più note delle opere di Dario Fo sono sicuramente l’anticonformismo, l’anticlericalismo, e l’esercizio di una forte critica rivolta, grazie alla satira, alle istituzioni politiche, sociali ed ecclesiastiche, e alla morale comune. La sua costante opposizione a ogni forma di potere lo rende un artista scomodo. Secondo Dario Fo, “la satira è un atto di rifiuto e come tale non può che essere acceso; è una controaggressione che risponde allo smacco del Potere con uno sghignazzo che non può essere elegante. La satira è nata per mettere il re in mutande, per questo il linguaggio della satira non può che essere virulento, sfacciato e insultante.” Il pensiero di Fo è volutamente rivolto alla satira politica, genere che attacca il Potere; secondo lui, l’attore satirico reagisce dal basso ad un discutibile uso del potere imposto dall’alto, e lo fa con uno sghignazzo. Lo sghignazzo a sui si riferisce Fo è l’elemento che distingue la satira dalla critica: la critica è una valutazione negativa ma lucida che comporta l’analisi di un comportamento o di un fatto; la satira invece deride, sbeffeggia, colloca il personaggio pubblico in una dimensione grottesca. La satira non vuole valutare, ma mettere “il re in mutande”, come dice Fo, per questo necessita di un linguaggio che “non può essere elegante”.

Maurizio Crozza

crozza1Considerato uno tra i migliori comici degli ultimi tempi, Maurizio Crozza è uno dei volti di successo del panorama satirico italiano. Comico, imitatore e conduttore televisivo, è uno dei volti principali di Rai 3 e La 7: tra le sue trasmissioni televisive ci sono Ballarò (Rai 3), Crozza Italia (La 7), Crozza Alive, Italialand e Crozza nel Paese delle Meraviglie (La 7). Ha lavorato per diversi anni anche a Mediaset con il trio comico Gialappa’s Band, diventando uno dei volti più noti del programma comico Mai dire Gol.

Nel 2006, esordisce con Crozza Italia, a cui partecipavano Elio e le Storie Tese e altri ospiti in veste di guest star. Le prime puntate della prima edizione erano aperte dall’editoriale di alcuni giornalisti esperti come Marco Travaglio e Curzio Maltese. Nel corso delle puntate, Crozza si esibiva con le imitazioni dei politici nazionali ed internazionali, come il presidente iraniano Ahmadinejad, Giovanardi, Buttiglione e l’avvocato Taormina; ha anche più volte imitato il Papa e don Vito Corleone.

Italialand_Nuove_attrazioniNel 2011, Crozza esordisce con Italialand. Lo spettacolo veniva registrato al Teatro Nazionale di Milano e veniva trasmesso su La7 e Comedy Central. Anche in questo spettacolo, Crozza ha imitato il sindaco di Firenze Matteo Renzi e il sindaco di Roma Gianni Alemanno, Pier Luigi Bersani, Roberto Castelli, Maurizio Gasparri, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e l’ex Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

showposterNel 2012, venne messo in onda il one man show su La 7 Crozza nel Paese delle Meraviglie, in cui il conduttore propone imitazioni dei politici come Di Pietro, la cancelliera tedesca Angela Merkel, l’ex presidente del Consiglio Mario Monti, Matteo Renzi, Walter Veltroni, Gianni Letta, Angelino Alfano, Nichi Vendola, Giulio Tremonti e naturalmente Silvio Berlusconi.

In onore di Crozza, il giornalista Iacopo Iacoboni ha coniato il neologismo “crozzismo”, per descrivere il fenomeno di quei politici che imitati da Crozza, reagiscono alla satira facendo proprie le caricature e le battute che essa propone, finendo per dare un peso eccessivo, quasi in grado di condizionare il pubblico.

Daniele Luttazzi

luttazzibgsfTra i più importanti autori televisivi satirici possiamo ricordare Daniele Luttazzi, pseudonimo di Daniele Fabbri. È un attore, comico, scrittore e musicista italiano; il suo pseudonimo è un omaggio al musicista e attore Lelio Luttazzi. Tra il 1996 e il 1998 comincia a scrivere e a recitare in teatro monologhi comici e raggiunge la popolarità con i personaggi proposti a Mai dire Gol. La prima trasmissione televisiva tutta sua è Barracuda, andata in onda nel 1999 su Italia 1: con questo varietà, Luttazzi introduce in Italia in genere del talk-show notturno inventato in America negli anni Cinquanta. Secondo quanto dichiarato da Luttazzi al Corriere della Sera nel 2003, il programma subisce il controllo Mediaset e una censura dei contenuti, motivo per cui in seguito Luttazzi sarebbe passato in Rai.

adenoidiTra i suoi programmi satirici più famosi ricordiamo Adenoidi, in cui raccoglie testi di monologhi e racconti; tutto il programma può essere considerato un grande monologo sulla libertà di espressione;

bollito-misto-mostardaBollito misto con mostarda è invece un monologo dedicato a Berlusconi e alla guerra in Iraq.

luttazzi_decameronDecameron  è caratterizzato da una forte satira nei confronti della politica reazionaria di Silvio Berlusconi contro il potere della satira.

luttazzisatyricon3fuÈ con Satyricon che Luttazzi raggiunge la popolarità. È andato in onda settimanalmente  in seconda serata su Rai 2 nel 2001. Nonostante i grandi ascolti, con picchi di 7 milioni di telespettatori, la Rai lo ha tolto dal palinsesto. La trasmissione era caratterizzata da un monologo iniziale con battute rivolte maggiormente alla sfera politica. Uno degli episodi che ha fatto più discutere nella storia della TV italiana, è stata l’intervista al giornalista Marco Travaglio che, parlando del suo libro L’odore dei soldi, spiegava ciò che stava emergendo in quel momento in alcuni processi a carico di Marcello dell’Utri, condannato per concorso esterno in associazione mafiosa, e che riguardava anche l’origine delle fortune di Silvio Berlusconi, con la quale aveva cominciato la sua attività imprenditoriale; questa fu la vera causa della sospensione del programma di Luttazzi. Nell’intervista Travaglio rivolge anche delle critiche ai giornalisti italiani e cita il caso dell’ultima video-intervista a Paolo Borsellino, poco prima che venisse ucciso dalla mafia e che tutti i conduttori si erano rifiutati di trasmettere in prima serata. Dopo la messa in onda di Satyricon, Luttazzi, Travaglio e la Rai furono querelati dai legali di Berlusconi, della Fininvest, di Mediaset, di Forza Italia e dell’ ex-ministro Giulio Tremonti, per un totale di dieci cause di risarcimento. Dopo le polemiche seguite all’intervista di Luttazzi a Travaglio su Berlusconi e dell’Utri, il programma venne sospeso per una settimana. Nel 2002, diventato Presidente del Consiglio, Berlusconi metterà all’indice Luttazzi, che da quel momento non fece più programmi in Rai.

Con Satyricon nel 2001, Luttazzi ripropone il talk-show all’americana su Rai 2. Le polemiche si susseguono dalla prima puntata e termina alla dodicesima puntata. L’anno seguente il programma sparisce dai palinsesti Rai; Berlusconi, Mediaset, Fininvest e Forza Italia lo querelano per diffamazione chiedendo un risarcimento pari a 41 miliardi; dopo anni di processi Luttazzi vince la causa. Berlusconi accusa Luttazzi, insieme a Michele Santoro ed Enzo Biagi di fare un uso “criminoso” della tv di stato, attraverso l’Editto bulgaro, chiamato anche editto di Sofia. Questa locuzione è utilizzata nel dibattito politico italiano per indicare una dichiarazione rilasciata nell’aprile 2002 dall’allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, durante una conferenza stampa in visita ufficiale a Sofia. La fortuna di questa formula editto o diktat bulgaro, che l’ha resa così popolare nella comunicazione politico giornalistica fino a consolidarla come una frase fatta di largo uso nella discussione politica, è sicuramente legata alla sua potenza espressiva: i termini “editto” e  “diktat” sono utilizzati con l’intento di evocare l’idea di un’imposizione da parte di un sistema dittatoriale, come quando furono avviate azioni di censura e controllo della stampa durante il regime bulgaro durante il socialismo, così da rafforzare le critiche mosse al governo Berlusconi di attuare politiche di regime. In questo modo fu sospesa la collaborazione con la Rai di Santoro, Biagi e Luttazzi: del primo fu interrotto il programma Sciuscià e Santoro non fu più impiegato nel palinsesto Rai. Biagi fu sospeso insieme a “Il Fatto”, programma andato in onda dal 1961; nel 2002, la dirigenza Rai decise di cancellare il programma e Biagi fu licenziato. L’annuncio della chiusura del contratto provocò polemiche su tutti i giornali e furono mosse critiche durissime nei confronti dirigenti Rai.

Corrado Guzzanti

CorradoGuzzantiDa annoverare tra gli autori della satira italiana più pungenti, c’è sicuramente Corrado Guzzanti, comico, attore e sceneggiatore italiano. Celebre autore satirico, nel corso della sua carriera si è specializzato nelle imitazioni di personaggi noti appartenenti al mondo della politica, del giornalismo, dello spettacolo e della religione, e al tempo stesso ne ha inventati di nuovi, traendo spunto da caratteri espressi dalla società contemporanea. È diventato famoso nel 1992 come comico di punta dello show televisivo Avanzi, e da allora ha partecipato a quasi tutte le trasmissioni satiriche di Serena Dandini. Ha prodotto molti programmi di stampo satirico, come per esempio Il caso Scafroglia, corrosiva striscia satirica quotidiana in cui Guzzanti, in collaborazione con Marco Marzocca, chiarì definitivamente al pubblico le sue convinzioni politiche. Tra la fine del 2003 e il 2006, realizzò e presentò al pubblico il film Fascisti su Marte. La sua produzione più famosa è certamente l’Ottavo Nano, trasmissione comica e satirica, andata in onda nel 2001 e condotta da Serena Dandini. Nel programma erano presenti vari comici, tra cui l’autore Corrado Guzzanti, le sorelle Sabina e Caterina, Neri Marcorè, Giobbe Covatta e Ficarra e Picone. Tra le principali imitazioni  ricordiamo  quella di Silvio Berlusconi, di Massimo D’Alema, di Romano Prodi,  di Francesco Rutelli e di Fausto Bertinotti.

La satira e la censura durante il Ventennio fascista

Mussolini, in una delle sue prime visite ufficiali a Vittorio Emanuele II come capo

del governo, dice: “ Maestà, ho fatto installare al Quirinale una linea telefonica diretta per comunicare direttamente fra noi”. “Ah bene!” rispose il re: “E qual è il suo numero?” “Sei uno zero”, scandisce il Duce. È una storia simpatica, che riscosse molto successo durante il regime fascista, un’epoca che oggi può apparire crudele.

Le barzellette erano di gran moda, come i giornali umoristici e satirici, molto più di oggi, e se ne faceva un uso abbondante, negli spettacoli di varietà come fra la gente; sempre con discrezione, e soltanto fra amici fidati, quando si trattava di scherzare su fascismo, i suoi gerarchi e soprattutto il suo capo.

Anche se l’umorismo era diffuso, durante il Ventennio fascista, la satira, come anche tutte le forme di libertà di espressione, furono limitate totalmente tramite il controllo della stampa, della radiodiffusione e della parola, nella repressione della libertà di associazione, di assemblea e di religione.

Durante il regime fascista, infatti, si estese e si rafforzò progressivamente la censura, attraverso l’istituzione di uno stato di polizia dove i cittadini erano controllati dalla polizia politica (OVRA); la censura subì un drammatico rafforzamento con l’emanazione delle cosiddette “leggi fascistissime”; la censura in Italia non terminò del tutto con la fine dell’era fascista, anche se i governi democratici della Repubblica Italiana si dichiararono a favore della libertà di espressione con l’emanazione di disposizioni e sentenze costituzionali.

La censura fascista combatteva ogni contenuto ideologico estraneo al fascismo o disfattista dell’immagine nazionale, ed ogni altro lavoro o contenuto che potesse incoraggiare temi culturali considerati disturbanti.

I principali scopi della censura durante il Ventennio erano:

  • Controllo sull’immagine pubblica del regime, ottenuto con la cancellazione immediata di qualsiasi contenuto che potesse suscitare opposizione, sospetto o dubbi sul fascismo.
  • Controllo costante dell’opinione pubblica come strumento di valutazione del consenso.
  • Creazione di archivi nazionali e locali, attraverso la schedatura, nei quali ogni cittadino veniva catalogato e classificato a seconda delle sue idee, le sue abitudini, le sue relazioni di amicizia e le sue eventuali situazioni e atti considerati vergognosi; in questo senso la censura veniva utilizzata come strumento per la creazione di uno stato di polizia.

Riguardo alla satira e alla stampa associata ad essa, il fascismo non fu rigido e intransigente, anche perché la satira era molto educata; diversi erano i giornali o le riviste che si occupavano solo di satira: Bertoldo, rivista settimanale di umorismo e satira pubblicata a Milano dalla Rizzoli nel 1936 e diretto dal caricaturista e umorista Giovanni Mosca, che si affermò per il suo stile innovativo, del tutto nuovo per la vignettistica italiana.

Il primo numero uscì il 14 luglio 1936 e la rivista assunse in breve tempo un’influenza notevole sull’Italia degli anni Trenta e non sfuggì alle attenzioni di Mussolini e del regime fascista.; le pubblicazioni cessarono definitivamente dopo il bombardamento alla sede del giornale in Piazza Carlo Erba a Milano. Attraverso questa rivista, gli autori del Bertoldo esprimevano un umorismo surreale da alcuni definito fine a se stesso e reazionario.

Altra rivista satirica importante fu Il Travaso delle Idee; fu uno dei più popolari giornali umoristici italiani. Fu pubblicato a Roma dal 1900 al 1966 e fu un settimanale pungente di satira, nato in età giolittiana e affermatosi durante il fascismo.

Durante la guerra e l’occupazione nazista di Roma il giornale continuò ad uscire, cessando le pubblicazioni solo nel giugno 1944 per ordine del Comando militare alleato. Nel dopoguerra il periodico fu trampolino di lancio per molti talenti dell’umorismo e della vignettistica italiana e cessò definitivamente le pubblicazioni nel gennaio del 1966.

Un’altra rivista importante fu il Marc’Aurelio, fondato a Roma nel 1934  che ebbe l’opportunità di essere stampata e distribuita senza molti problemi.

Tra il  1924 e il 1925, durante il periodo più violento del fascismo, riferendosi alla morte di Giacomo Matteotti ucciso dai fascisti, il Marc’Aurelio pubblicò una serie di pesanti barzellette e vignette, descrivendo Mussolini come pacifista. Il Marc’Aurelio assunse comunque un tono più integrato negli anni successivi e nel 1938, l’anno delle leggi razziali, pubblicava spesso articoli e disegni di volgare contenuto antisemita.

Durante il regime, l’Avanti! definì Mussolini “una matita alla dinamite”: per questo motivo Mussolini mandò Giuseppe Scalarini al confino ad Ustica dal 15 marzo del 1927 al 7 novembre 1928. Considerato da molti il padre della satira politica italiana, Scalarini è stato tra i maggiori caricaturisti e disegnatori satirici italiani; tra i primi creatori della vignetta satirica politica, fondò i giornali          Merlin Cocai e La Terra e dal 1911 collaborò al quotidiano del Partito Socialista Italiano l’Avanti. Anticapitalista e antimilitarista, fu perseguitato dal fascismo. Dalla nascita del fascismo, a causa della vignetta intitolata “Giuda” e riferita proprio al Duce, Scalarini subì violenze e aggressioni: le sue tavole non possono essere considerate solo satira, ma sono dei veri articoli di fondo, idee e denunce di ingiustizie, corruzioni e omicidi: il suo scopo, infatti, non era far ridere, ma far riflettere.

Anche La Gazzetta del Popolo è stato un quotidiano italiano che si occupava di satira fondato a Torino il 14 giungo 1848; ha cessato le pubblicazioni il 31 dicembre 1983, dopo 135 anni di vita. Di orientamento liberale, monarchico e  anticlericale, fu fondato dallo scrittore Felice Govean e dai medici Giovanni Battista Bottero e Alessandro Borella, appoggiò la politica di Cavour e il programma risorgimentale di unificazione italiana. In seguito il giornale fu oppositore del governo giolittiano, sostenne l’intervento del primo conflitto mondiale e nel 1925 il giornale finisce sotto il controllo del regime fascista.

La rivista satirica più importante degli anni venti e trenta è stata il Becco Giallo. Venne fondata da Alberto Giannini nel 1924 e nel 1926 il regime fascista lo costrinse a chiuderla ed emigrare in Francia; l’editoriale del primo numero si schierava apertamente contro il fascismo. Uno dei bersagli culturali fu lo scrittore Luigi Pirandello, che per la sua devozione a Mussolini fu ribattezzato P.Randello.

La satira politica nella storia

imagesLa satira (dal latino satura lanx,il vassoio riempito di offerte agli dei) è una forma libera  del teatro, un genere della letteratura e di altre arti caratterizzata dall’attenzione alla politica e alla società, mostrando le contraddizioni e incentivando il cambiamento.

Basata su sarcasmo, ironia, trasgressione, dissacrazione e paradosso, la satira politica sceglie come bersaglio i potenti del momento; anzi più in alto si colloca il destinatario del messaggio satirico, maggiore è l’interesse manifestato da pubblico. Quella politica, infatti, è di gran lunga il tipo di satira che raccoglie maggior interesse e consenso da parte del pubblico.

Essendo una forma d’arte, il diritto di satira trova riconoscimento nell’art. 33 della Costituzione, che sancisce la libertà d’arte, ma è una forma d’arte particolare, perché il contenuto tipico del messaggio satirico è lo sbeffeggiamento del suo destinatario, che viene spesso collocato in una situazione grottesca e comica. La satira politica mette in ridicolo il personaggio al di sopra di tutti, l’intoccabile per definizione. Esalta i difetti dell’uomo pubblico ponendolo allo stesso piano dell’uomo medio.

08Da questo punto di vista, la satira politica è un eccellente veicolo di democrazia, perché diventa l’applicazione del principio di uguaglianza.

È una composizione che rivela e colpisce con col ridicolo concezioni, passioni, modi di vita e atteggiamenti comuni a tutta l’umanità, o caratteristici di una categoria di persone o anche di un solo individuo, che contrastano e discordano dalla morale comune o dall’ideale etico di chi fa satira.

I testi sono scritti per lo più in esametri e coliambi, anche se è molto usata la narrativa e la diatriba. Il linguaggio per tutti gli autori è il sermo vulgaris, anche se il sermo di Lucilio è molto più grezzo di quello oraziano, che a sua volta è agli antipodi di quello di Petronio. Per una comprensione più facile si può considerare Lucilio il precursore della satira e dunque i suoi temi e stili sono stati ripresi dagli altri scrittori come evoluzioni da questa base di partenza.

Già dall’Antica Grecia la satira è sempre stata fortemente politica, occupandosi degli eventi di stretta attualità per la città (la polis); fu proprio il dramma satiresco a dare origine al genere, ma è la commedia di Aristofane quella che rende la satira politica molto importante nel mondo greco. Nelle sue commedie, il poeta mostra una capacità incredibile di tuffarsii nel reale, di smascherare le ipocrisie, di suscitare la risata con una battuta rapida, con pungenti e taglienti frecciate, con caricature inesorabili, con l’invenzione grottesca e con l’insulto verso i personaggi più eminenti e di spicco della polis.

Infatti, prima ancora che si avesse la parola satira, nata a Roma, le satire si possono ravvisare nel silli e nelle diatribe dei filosofi stoici e cinici Greci, in particolare di Menippo (sec. III a.C.) ideatore di  quella singolare composizione mista di prosa e versi che da lui prese il nome di satira menippea e in certi aspetti della commedia ateniese antica.

Ma la satira è un genere tipicamente romano: “Satura quidem tota nostra est” come direbbe Quintiliano.

Primo autore di saturae letterarie fu Ennio (sec. III e II a. C.), ma il vero fondatore, colui che creò la satira propriamente detta, fu Lucilio, che ne fece uno strumento di critica delle vanità umane e dei vizi della società introducendo riferimenti personali: tipici divennero con lui anche il verso esametro e lo stile colloquiale. Lucilio diede alla satira un’impronta aggressiva, muove critiche contro la corruzione pubblica e privata e deride ogni genere di vizio.

Orazio, Persio e Giovenale seguirono le orme di Lucilio, così Quintiliano poté a buon diritto affermare che la satira era un genere letterario tutto latino. Orazio con le sue Satire (65-8 a. C.) si è confermato il massimo autore del genere a Roma. Si distacca dallo spirito aggressivo della satira luciliana: in due libri di satira, che chiamò Sermones, egli espresse il suo duro giudizio sulle follie degli uomini, in particolare nell’ambito politico, osservate con ironico distacco e attraverso gli attacchi nei confronti dei personaggi politici più in vista del suo tempo contrappone l’ironica rappresentazione dei difetti e delle miserie degli uomini. I discorsi che Orazio propone nella sua satira si sviluppano attraverso un umorismo educato e garbato, che si allontana dalla comicità tradizionale latina ma si fonda su battute e spesso su un linguaggio aulico nelle descrizioni di situazioni ridicole.

Nel primo secolo dell’impero, scrissero satira Persio e Giovenale: il primo seguace dello stoicismo, visse in età neroniana e, pur evidenziando evidenti affinità con la satira di Orazio, condanna anche i più piccoli vizi dell’uomo. Il poeta è un ammiratore della satira di Lucilio ma i suoi versi mancano dell’aggressività verbale contro gli uomini potenti e corrotti evitando ogni riferimento ai problemi della vita politica.

Giovenale, calandosi a fondo nella realtà del tempo, descrisse la Roma imperiale corrotta e viziosa. Persio, Giovenale e soprattutto Orazio, furono a loro volta i modelli tenuti presenti dai satirici di tutti i tempi, ai quali bisogna aggiungere Marziale per la forma rapida e brillante dell’epigramma. Seneca e Petronio (quest’ultimo con il Satyricon, parodia del romanzo greco e spietato ritratto della società del suo tempo) costruiscono i precedenti del saggio e del romanzo satirico moderni.

Nel Medioevo, la satira perde  gli antichi modelli strutturali e metrici, trovando invece espressione in forme poetiche diverse, create per altri scopi e altre destinazioni: dal ritmo latino alla profezia, dall’epistola alla visione, dalla danza macabra al testamento e alla tenzone,la funzione censoria e la vena satirica greca e romana trovarono nuova linfa nelle particolari condizioni politiche, sociali e religiose; si ebbe perciò una satira politica, morale, antifemminile e del costume. La satira politica si trova maggiormente nei trovatori provenzali, nelle poesie di Walter von Vogelweide e di Guittone d’Arezzo, Jacopone da Todi, Dante e Petrarca. In quest’epoca si predilesse la satira allegorica, che assunse gli animali come esempi del carattere umano.

Nel Rinascimento, si face ampio uso della satira nella poesia orale giullaresca di cui ci sono pervenuti alcuni frammenti scritti; in particolare, in Dante,  va notato l’utilizzo del registro comico realistico nei confronti delle personalità che lo avevano disconosciuto ed esiliato, fino a criticare la società in cui viveva.

In questo periodo la satira politica divenne roccaforte del classicismo conservatore, e perse i suoi caratteri di genere letterario: per ritrovare la tradizionale struttura della satira classica, bisogna tornare in Italia e conoscere le 17 Satire di Alfieri.

Nel Cinquecento, autore di satira fu Ludovico Ariosto, anche se tra il Cinquecento e il Settecento, la letteratura satirica in Italia produce ben poco.

Nei primi due decenni del secolo scorso, Palazzeschi è il poeta più rappresentativo, insieme a Calvino e Rodari, che sarà un punto di riferimento per i giovani del dopoguerra.

Un notevole contributo satirico nel Novecento lo hanno dato Pirandello e Svevo con la sferzante ironia nei confronti della classe politica di quel tempo.

Nel dopoguerra, con l’avvento della Repubblica e il ritorno sulla scena dei partiti politici, il filone della poesia satirica nei decenni successivi ha un notevole sviluppo perché cambiano le condizioni politiche e sociali. Con la nuova aria di libertà avviene un cambiamento con relativa crescita economica e sociale, con costumi di vita in continua evoluzione e quindi con l’instaurarsi di una morale differente da quella tradizionale e non più corrispondente ai tempi resi più dinamici dalla tecnologia e dalla scienza.

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