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Daniele Luttazzi

luttazzibgsfTra i più importanti autori televisivi satirici possiamo ricordare Daniele Luttazzi, pseudonimo di Daniele Fabbri. È un attore, comico, scrittore e musicista italiano; il suo pseudonimo è un omaggio al musicista e attore Lelio Luttazzi. Tra il 1996 e il 1998 comincia a scrivere e a recitare in teatro monologhi comici e raggiunge la popolarità con i personaggi proposti a Mai dire Gol. La prima trasmissione televisiva tutta sua è Barracuda, andata in onda nel 1999 su Italia 1: con questo varietà, Luttazzi introduce in Italia in genere del talk-show notturno inventato in America negli anni Cinquanta. Secondo quanto dichiarato da Luttazzi al Corriere della Sera nel 2003, il programma subisce il controllo Mediaset e una censura dei contenuti, motivo per cui in seguito Luttazzi sarebbe passato in Rai.

adenoidiTra i suoi programmi satirici più famosi ricordiamo Adenoidi, in cui raccoglie testi di monologhi e racconti; tutto il programma può essere considerato un grande monologo sulla libertà di espressione;

bollito-misto-mostardaBollito misto con mostarda è invece un monologo dedicato a Berlusconi e alla guerra in Iraq.

luttazzi_decameronDecameron  è caratterizzato da una forte satira nei confronti della politica reazionaria di Silvio Berlusconi contro il potere della satira.

luttazzisatyricon3fuÈ con Satyricon che Luttazzi raggiunge la popolarità. È andato in onda settimanalmente  in seconda serata su Rai 2 nel 2001. Nonostante i grandi ascolti, con picchi di 7 milioni di telespettatori, la Rai lo ha tolto dal palinsesto. La trasmissione era caratterizzata da un monologo iniziale con battute rivolte maggiormente alla sfera politica. Uno degli episodi che ha fatto più discutere nella storia della TV italiana, è stata l’intervista al giornalista Marco Travaglio che, parlando del suo libro L’odore dei soldi, spiegava ciò che stava emergendo in quel momento in alcuni processi a carico di Marcello dell’Utri, condannato per concorso esterno in associazione mafiosa, e che riguardava anche l’origine delle fortune di Silvio Berlusconi, con la quale aveva cominciato la sua attività imprenditoriale; questa fu la vera causa della sospensione del programma di Luttazzi. Nell’intervista Travaglio rivolge anche delle critiche ai giornalisti italiani e cita il caso dell’ultima video-intervista a Paolo Borsellino, poco prima che venisse ucciso dalla mafia e che tutti i conduttori si erano rifiutati di trasmettere in prima serata. Dopo la messa in onda di Satyricon, Luttazzi, Travaglio e la Rai furono querelati dai legali di Berlusconi, della Fininvest, di Mediaset, di Forza Italia e dell’ ex-ministro Giulio Tremonti, per un totale di dieci cause di risarcimento. Dopo le polemiche seguite all’intervista di Luttazzi a Travaglio su Berlusconi e dell’Utri, il programma venne sospeso per una settimana. Nel 2002, diventato Presidente del Consiglio, Berlusconi metterà all’indice Luttazzi, che da quel momento non fece più programmi in Rai.

Con Satyricon nel 2001, Luttazzi ripropone il talk-show all’americana su Rai 2. Le polemiche si susseguono dalla prima puntata e termina alla dodicesima puntata. L’anno seguente il programma sparisce dai palinsesti Rai; Berlusconi, Mediaset, Fininvest e Forza Italia lo querelano per diffamazione chiedendo un risarcimento pari a 41 miliardi; dopo anni di processi Luttazzi vince la causa. Berlusconi accusa Luttazzi, insieme a Michele Santoro ed Enzo Biagi di fare un uso “criminoso” della tv di stato, attraverso l’Editto bulgaro, chiamato anche editto di Sofia. Questa locuzione è utilizzata nel dibattito politico italiano per indicare una dichiarazione rilasciata nell’aprile 2002 dall’allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, durante una conferenza stampa in visita ufficiale a Sofia. La fortuna di questa formula editto o diktat bulgaro, che l’ha resa così popolare nella comunicazione politico giornalistica fino a consolidarla come una frase fatta di largo uso nella discussione politica, è sicuramente legata alla sua potenza espressiva: i termini “editto” e  “diktat” sono utilizzati con l’intento di evocare l’idea di un’imposizione da parte di un sistema dittatoriale, come quando furono avviate azioni di censura e controllo della stampa durante il regime bulgaro durante il socialismo, così da rafforzare le critiche mosse al governo Berlusconi di attuare politiche di regime. In questo modo fu sospesa la collaborazione con la Rai di Santoro, Biagi e Luttazzi: del primo fu interrotto il programma Sciuscià e Santoro non fu più impiegato nel palinsesto Rai. Biagi fu sospeso insieme a “Il Fatto”, programma andato in onda dal 1961; nel 2002, la dirigenza Rai decise di cancellare il programma e Biagi fu licenziato. L’annuncio della chiusura del contratto provocò polemiche su tutti i giornali e furono mosse critiche durissime nei confronti dirigenti Rai.

La satira e la censura durante il Ventennio fascista

Mussolini, in una delle sue prime visite ufficiali a Vittorio Emanuele II come capo

del governo, dice: “ Maestà, ho fatto installare al Quirinale una linea telefonica diretta per comunicare direttamente fra noi”. “Ah bene!” rispose il re: “E qual è il suo numero?” “Sei uno zero”, scandisce il Duce. È una storia simpatica, che riscosse molto successo durante il regime fascista, un’epoca che oggi può apparire crudele.

Le barzellette erano di gran moda, come i giornali umoristici e satirici, molto più di oggi, e se ne faceva un uso abbondante, negli spettacoli di varietà come fra la gente; sempre con discrezione, e soltanto fra amici fidati, quando si trattava di scherzare su fascismo, i suoi gerarchi e soprattutto il suo capo.

Anche se l’umorismo era diffuso, durante il Ventennio fascista, la satira, come anche tutte le forme di libertà di espressione, furono limitate totalmente tramite il controllo della stampa, della radiodiffusione e della parola, nella repressione della libertà di associazione, di assemblea e di religione.

Durante il regime fascista, infatti, si estese e si rafforzò progressivamente la censura, attraverso l’istituzione di uno stato di polizia dove i cittadini erano controllati dalla polizia politica (OVRA); la censura subì un drammatico rafforzamento con l’emanazione delle cosiddette “leggi fascistissime”; la censura in Italia non terminò del tutto con la fine dell’era fascista, anche se i governi democratici della Repubblica Italiana si dichiararono a favore della libertà di espressione con l’emanazione di disposizioni e sentenze costituzionali.

La censura fascista combatteva ogni contenuto ideologico estraneo al fascismo o disfattista dell’immagine nazionale, ed ogni altro lavoro o contenuto che potesse incoraggiare temi culturali considerati disturbanti.

I principali scopi della censura durante il Ventennio erano:

  • Controllo sull’immagine pubblica del regime, ottenuto con la cancellazione immediata di qualsiasi contenuto che potesse suscitare opposizione, sospetto o dubbi sul fascismo.
  • Controllo costante dell’opinione pubblica come strumento di valutazione del consenso.
  • Creazione di archivi nazionali e locali, attraverso la schedatura, nei quali ogni cittadino veniva catalogato e classificato a seconda delle sue idee, le sue abitudini, le sue relazioni di amicizia e le sue eventuali situazioni e atti considerati vergognosi; in questo senso la censura veniva utilizzata come strumento per la creazione di uno stato di polizia.

Riguardo alla satira e alla stampa associata ad essa, il fascismo non fu rigido e intransigente, anche perché la satira era molto educata; diversi erano i giornali o le riviste che si occupavano solo di satira: Bertoldo, rivista settimanale di umorismo e satira pubblicata a Milano dalla Rizzoli nel 1936 e diretto dal caricaturista e umorista Giovanni Mosca, che si affermò per il suo stile innovativo, del tutto nuovo per la vignettistica italiana.

Il primo numero uscì il 14 luglio 1936 e la rivista assunse in breve tempo un’influenza notevole sull’Italia degli anni Trenta e non sfuggì alle attenzioni di Mussolini e del regime fascista.; le pubblicazioni cessarono definitivamente dopo il bombardamento alla sede del giornale in Piazza Carlo Erba a Milano. Attraverso questa rivista, gli autori del Bertoldo esprimevano un umorismo surreale da alcuni definito fine a se stesso e reazionario.

Altra rivista satirica importante fu Il Travaso delle Idee; fu uno dei più popolari giornali umoristici italiani. Fu pubblicato a Roma dal 1900 al 1966 e fu un settimanale pungente di satira, nato in età giolittiana e affermatosi durante il fascismo.

Durante la guerra e l’occupazione nazista di Roma il giornale continuò ad uscire, cessando le pubblicazioni solo nel giugno 1944 per ordine del Comando militare alleato. Nel dopoguerra il periodico fu trampolino di lancio per molti talenti dell’umorismo e della vignettistica italiana e cessò definitivamente le pubblicazioni nel gennaio del 1966.

Un’altra rivista importante fu il Marc’Aurelio, fondato a Roma nel 1934  che ebbe l’opportunità di essere stampata e distribuita senza molti problemi.

Tra il  1924 e il 1925, durante il periodo più violento del fascismo, riferendosi alla morte di Giacomo Matteotti ucciso dai fascisti, il Marc’Aurelio pubblicò una serie di pesanti barzellette e vignette, descrivendo Mussolini come pacifista. Il Marc’Aurelio assunse comunque un tono più integrato negli anni successivi e nel 1938, l’anno delle leggi razziali, pubblicava spesso articoli e disegni di volgare contenuto antisemita.

Durante il regime, l’Avanti! definì Mussolini “una matita alla dinamite”: per questo motivo Mussolini mandò Giuseppe Scalarini al confino ad Ustica dal 15 marzo del 1927 al 7 novembre 1928. Considerato da molti il padre della satira politica italiana, Scalarini è stato tra i maggiori caricaturisti e disegnatori satirici italiani; tra i primi creatori della vignetta satirica politica, fondò i giornali          Merlin Cocai e La Terra e dal 1911 collaborò al quotidiano del Partito Socialista Italiano l’Avanti. Anticapitalista e antimilitarista, fu perseguitato dal fascismo. Dalla nascita del fascismo, a causa della vignetta intitolata “Giuda” e riferita proprio al Duce, Scalarini subì violenze e aggressioni: le sue tavole non possono essere considerate solo satira, ma sono dei veri articoli di fondo, idee e denunce di ingiustizie, corruzioni e omicidi: il suo scopo, infatti, non era far ridere, ma far riflettere.

Anche La Gazzetta del Popolo è stato un quotidiano italiano che si occupava di satira fondato a Torino il 14 giungo 1848; ha cessato le pubblicazioni il 31 dicembre 1983, dopo 135 anni di vita. Di orientamento liberale, monarchico e  anticlericale, fu fondato dallo scrittore Felice Govean e dai medici Giovanni Battista Bottero e Alessandro Borella, appoggiò la politica di Cavour e il programma risorgimentale di unificazione italiana. In seguito il giornale fu oppositore del governo giolittiano, sostenne l’intervento del primo conflitto mondiale e nel 1925 il giornale finisce sotto il controllo del regime fascista.

La rivista satirica più importante degli anni venti e trenta è stata il Becco Giallo. Venne fondata da Alberto Giannini nel 1924 e nel 1926 il regime fascista lo costrinse a chiuderla ed emigrare in Francia; l’editoriale del primo numero si schierava apertamente contro il fascismo. Uno dei bersagli culturali fu lo scrittore Luigi Pirandello, che per la sua devozione a Mussolini fu ribattezzato P.Randello.

La sátira política

La sátira política es un subgénero de la sátira, que tiene el objetivo de entretener a partir de la política y los asuntos públicos y se utiliza con la intención subversiva en la que se prohíbe el discurso político y los argumentos políticos.

Uno de los requisitos imprescindibles de la sátira es la parodia, pero esto no significa que toda la parodia deba ser sátira, sino que debe estar compuesta por un ataque directo a la irracionalidad de los humanos y a los vicios de ellos; de esta manera, la sátira política no se perfila como uno de los géneros literarios tradicionales como la tragedia o la comedía, sino como una categoría especial de la literatura.

Se distingue normalmente de la protesta política, a que no influye en el proceso político, se usa como parte de una protesta o disensión y tiende simplemente a establecer el error en los temas, más que proporcionar soluciones.

Se puede encontrar la sátira política en la historia, donde ha existido un gobierno organizado ha habido sátira; el ejemplo más antiguo sobrevive hasta hoy, es lo de Aristόfanes. Durante el periodo romano se produjeron los poemas satíricos y epigramas de Marciales; la sátira política tuvo muchos seguidores, ni entre nosotros ni en parte alguna, se dio ya el carácter exclusivo que tuvo en Roma.

La sátira política se utiliza para exponer y denunciar la hipocresía, la estupidez, la absurdidad, la locura o el vicio en la sociedad; puede ser utilizada para iluminar sobre la inutilidad y la fealdad de la conducta humana, sobre todo se burla y ridiculiza la conducta de los que están llenos de soberbia y vanidad sin causa; se trata de una composición con la que se critican o ridiculizan los vicios humanos.

Es un género literario que se puede encontrar también en las artes escénicas y gráficas y su objetivo principal no es el humor en sí mismo, sino un ataque a la realidad política que el autor no comparte, usando para esta finalidad el arma de la inteligencia; esta también dirigida a establecer el error de los asuntos para encontrar una solución.

En una auténtica sátira política no solo deben estar elementos como el ingenio y la perspicacia, pero también la sátira verdadera tiene que ser constituida por la fantasía, siempre contiene un ataque más o menos violento y una visión fantástica del mundo

A pesar de que por lo general tiene la intención de ser divertido, el propósito principal es lanzar ataques utilizando el ingenio; además la sátira política utiliza el sarcasmo y el humor para señalar la incompetencia y la corrupción de los dirigentes políticos y las acciones del gobierno.

Por lo tanto la sátira política es una composición literaria en la que se realiza una crítica de las costumbres y de las conductas deshonestas de algunos individuos que trabajan en el mundo de la política, con un fin moralizador, burlesco o de diversión.

Sin embargo, el género se desarrolla fundamentalmente en Roma con Lucilio, Horacio, Catulo y Marcial, tanto es así que Marco Fabio Quintiliano consideraba a la sátira como un género completamente romano.

Hoy, la sátira política es muy desarrollada y tenemos la oportunidad se conocer la sátira por medio de la televisiόn, de la prensa y de Internet porqué vivimos en una cultura popular producida para el consumo masivo.

La cultura producida en masa consiste en todos los elementos de vida que son transmitidos a través de la prensa escrita, de los medios electrónicos o de otras formas de comunicación de masa.

Los elementos de la cultura popular de acuerdo con los medios impresos como periódicos, revistas, libros, caricaturas, y los medios electrónicos como radio, televisión, cine y publicidad.

Desde la sátira política aparece en los medios de comunicación impresos y electrónicos, se hizo popular; la cultura popular está fuertemente influenciada por los medios de comunicación.

Por lo tanto, hay una fuerte relación entre la sátira y la política, debido a que la sátira “no es una forma más corriente de la literatura política, sino que, en cuanto pretende influir en la conducta pública, es la parte más política de la literatura”.

La sátira trata muchos temas, pero el más destacado es lo de la política, en el que “el escritor satírico capta con agudeza las debilidades de los hombres públicos, los muestra con crudeza o con intención crítica”.

Tanto la sátira cuanto la política son necesarias debido a que en todo el sistema legal y social se necesitan siempre algunas reformas, porque la política es el único medio a través del cual poder conseguirlas.

De esta manera, la sátira se hace ácida y dura para mover a los políticos a llevar a cabo las reformas que la sociedad necesita y que esta esperando.

artist_125274En España, desde la Edad Media, la sátira política empezó a ser conocida a través de algunos autores importantes como, por ejemplo Miguel de Cervantes, dramaturgo, poeta y novelista (1547-1616). Es considerado una de las máximas figuras de la Literatura española

DQWindmillCervantes es muy conocido para haber escrito una de las obras más destacadas de la literatura española y de la Literatura universal, una de las más traducidas también: Don Quijote de la Mancha.

Muchos críticos han descrito en esta obra, como la primera novela moderna y una de las mejores obras de la literatura universal; publicada en dos volúmenes en 1605 y en 1615, el autor se dirige a la sociedad de su época por medio de la sátira.

DIEGO_~1Otro autor muy importante y representante de la complejidad del Barroco es Luís de Góngora; sus obras sono ricas de metáforas, detalles visivos y latinismos.

La vena satírica de Góngora se encuentra en esta famosa “letrilla”, es decir una poesía divertida; una letrilla es una pequeña composición con un estribillo. Esta es una de las primeras obras: el poeta se burla la sociedad en la que vive y de la corrupción política de su época.

quevedo_080912En lo que concierne el desarrollo de la sátira política en España a través la literatura, Francisco de Quevedo tiene un papel importante. Fue un escritor español del Siglo de Oro y se trata de uno de los autores más destacados de la historia de la Literatura española; es especialmente conocido por su obra poética, aunque también escribió obras narrativas y obras dramáticas.

Entre sus obras en prosa, se recuerda “Sueños y discursos de verdades descubridoras de abusos, vicios y engaños en todos los oficios y estados del mundo” del 1627, en los cuales, en forma de diálogo e inspirándose a Séneca, Quevedo presenta una deformación de las profesiones y de los políticos de su época.

What is Political Satire?

“Satire is a literary manner which blends a critical attitude with humor

and wit to the end that human institutions or humanity may be improved.

747The true satirist is conscious of the frailty of institutions of man’s

devising and attempts through laughter not so much to tear them down as to inspire a remodeling.”

Political satire is an important part of satire that focuses on gaining entertainment from politics and it is also used with the subversive intent in which political speech and political arguments are forbidden.

Political satire is usually discerned from political protest, because it does not influence the political process; it just offers entertainment. It also aims to establish the error of matters rather than find solutions.

gullivers-travels-ebookPart entertainment, part statement of beliefs, it emphasizes the wrongs of the government and it has been part of all manner of media across centuries, since Swift’s Gulliver’s Travels.

Although it usually intends to be funny, satire’s main purpose is to launch attacks using one’s wit.

Political satire uses sarcasm and humor to point out the incompetence and the corruption of political leaders and government actions.

In the United States, animated caricatures and cartoons are quite popular tools used in advertisement and entertainment.

Political satire through caricature has grown extendedly in the US to share public aspiration and to focus on delicate political issues.

The existence of this political satire is influenced by its involvement in American Politics and political satire has always been a part of American society.

American popular culture is simply American culture that is well linked to many people.

kPopular culture is a mass-produced culture for mass consumption. Mass produced culture consists in all elements of life, which are transmitted by the printed press, the electronic media or by other forms of mass communication.

The elements of popular culture deal with the printed media such as newspapers, magazines, books, comics, caricatures, and the electronic media such as radio, television, movies and advertising.

Since political satire appears in the printed and electronic media, it has become popular; popular culture is heavily influenced by mass media. Popular culture and the mass media have a symbiotic relationship; they depend greatly on one another. As a matter of fact, mass media has included social culture into popular culture.

While in some countries, expressing your views through political satire can be dangerous, in the United States, it is considered free speech and it is protected under the First Amendment.

It is very likely that satire arrived in the United States on the Mayflower, but as colonies fought for independence, political satire became a form of commentary on British rule.

Franklin-Benjamin-LOC-headOne of the Founding Fathers of the United States was Benjamin Franklin, who was a printer, a politician, a political theorist, a scientist, a musician, an inventor, a statesman, a diplomat and a satirist. He earned the title of “The first American” for his early and indefatigable campaigning for colonial unity; as an author and a spokesman in London for several colonies, than as the first United States Ambassador to France, he exemplified the emerging American nation and was foundational in defining American values.

In the matter of satire, he created the first political cartoon “Join, or die”, published in the Pennsylvania Gazette on May 9, 1754. It is the first case of editorial cartoon.Benjamin_Franklin_-_Join_or_Die

The original publication by the Gazette is the earliest known pictorial representation of colonial union produced by a British colonist in America.

Ben_franklin_printer_600wFranklin’s cartoon depicts a snake cut in eight pieces, and each piece represents one of the colonies. New England was represented as a segment, while Georgia was completely omitted. It appeared along with Franklin’s editorial about the “disunited state” of the colonies and helped make his point about the importance of colonial unity. During that period, there was a superstition that a snake which had been cut into pieces would come back to life if the pieces were put together before sunset. This cartoon was used in the French and Indian war to symbolize that the colonies needed to unite with England to defeat the French and the Indians. The image of the snake became the symbol of political unification and was transferred to the colonial battle flag “Don’t Tread on Me” and became part of the American spirit.  The cartoon became a symbol of colonial freedom and resistance to what was seen as British oppression during the American Revolutionary War; it was published in every newspaper in America and had a strong impact on the American conscience. Franklin’s political cartoon took on different political meanings during the American Revolution, especially around 1765-1766, during the Stamp Act Congress: the Patriots, who associated the image with eternity, vigilance and prudence, were not the only ones who saw a new interpretation of the cartoon; the Loyalists saw the cartoon in a more biblical way.

200px-Seba_Smith_oakes-smith_orgIn the decades prior to the Civil War, the American humorist and writer Seba Smith was one of the most successful and popular satirists in the United States. After his graduation in 1818, Smith wrote a series of political articles in the New England dialect for the papers of Portland and Maine. Between 1830 and 1857, dozens of the Major Jack Downing letters circulated in newspapers throughout the country. Seba Smith’s figure of Major Jack Downing, an unlettered Yankee philosopher, enjoyed such success in the 1830s that he was openly imitated.

The creation of Downing originated the most effective pattern for American political satire. Beyond their literary meaning, the Downing letters were a commentary on American politics. By combining Yankee common sense with basic conservatism, Smith exposed what he considered to be the excess of popular American Democracy during the late 1840s and 1850s.

Twain-1867Another important writer, which had left the mark in American political satire, was Samuel Langhorne Clemens, better known by his pen name Mark Twain.

He is considered one of the most important American celebrities of his time and the father of American literature; he was an American author, a humorist and a teacher.

He also achieved great success as a writer and as a public speaker.

His wit and satire were praised by critics and colleagues, and he befriended presidents, artists, industrialists and European royalty.

Twain’s major published work, Adventures of Huckleberry Finn, made him a remarkable American writer; some have called it the first Great American Novel and Ernest Hemingway commented on the work stating that: “All American literature comes from one book by Mark Twain called Huckleberry Finn.” In this novel, the author satirized much of the society mores of the pre-war of the South and it criticized the institution of formal religion; guns are seen being brought to the church during the feuding portion of the novel.

Twain uses satire to mock many different aspects of the modern world; it was written after the Civil War, in which slavery was one of the key issues.

imagesCANZD2XVThere are many examples of satire in “The Adventures of Huckleberry Finn”; through satire, Mark Twain shares his beliefs about slavery, human nature, racism and discrimination towards other races and political news, which were among the many topics that plagued the country at that time. Despite its success, just a year after its publication, most schools banned the book because of the offensive language.

Huckleberry Finn is no doubt a piece of realism, and by using the dialect of the south, Twain realistically portrays the cruelty and dehumanization of African slaves in the south, and he attempts to make racist southern America aware of this reality.

After the overview of influential American satirists, it is worth mentioning the most important worldwide icon of the XX century, Charlie Chaplin. Even if he is British, he contributed greatly to political satire. He was a comic actor and a filmmaker who became famous in the silent era and he is considered one of the most important figures of the film industry.

Modern_Times_posterOn 5th February 1936, one of the masterpieces of the film industry was projected; it was a comedy film written and directed by Chaplin, in which the iconic Little Tramp character struggles to survive in the modern, industrialized world. The film is a comment on the desperate employment and critical conditions that many people faced during the Great Depression; according to Chaplin, this condition was created by the efficiency of modern industrialization. Modern Times was considered “culturally significant” by the Library of Congress in 1989 and it was selected for preservation in the United States National Film Registry. This movie portrays Chaplin, who plays a factory worker employed on the assembly line. He is the victim of the machines that help him eat without moving and let him go on the fritz. He loses his job, he goes to prison, he finds odd jobs and at the end he goes away with a girl. This movie focuses on the condition of the workers during the Second Industrial Revolution and the creation of a mass society with the deriving problems; it is based on the social protest about the exploitation of man when the assembly line was introduced in the factory production. It represents a political-humanist satire where at the center is a man who is opposed to the machines: the simple, romantic and passionate man, who is faced with the last chance to fight against total mechanization. The movie shows how workers live “outside the real world” and how they are strangers to certain events.  Unfortunately, the theme of the movie is very modern: it reminds us of the crisis we are experiencing which forces millions of workers to work long hours for low-paying jobs.

charlie_chaplin02Modern Times is also autobiographical because Charlie Chaplin was born in a poor family. He became successful due to his commitment and his passion for the cinema.

La satira politica nella storia

imagesLa satira (dal latino satura lanx,il vassoio riempito di offerte agli dei) è una forma libera  del teatro, un genere della letteratura e di altre arti caratterizzata dall’attenzione alla politica e alla società, mostrando le contraddizioni e incentivando il cambiamento.

Basata su sarcasmo, ironia, trasgressione, dissacrazione e paradosso, la satira politica sceglie come bersaglio i potenti del momento; anzi più in alto si colloca il destinatario del messaggio satirico, maggiore è l’interesse manifestato da pubblico. Quella politica, infatti, è di gran lunga il tipo di satira che raccoglie maggior interesse e consenso da parte del pubblico.

Essendo una forma d’arte, il diritto di satira trova riconoscimento nell’art. 33 della Costituzione, che sancisce la libertà d’arte, ma è una forma d’arte particolare, perché il contenuto tipico del messaggio satirico è lo sbeffeggiamento del suo destinatario, che viene spesso collocato in una situazione grottesca e comica. La satira politica mette in ridicolo il personaggio al di sopra di tutti, l’intoccabile per definizione. Esalta i difetti dell’uomo pubblico ponendolo allo stesso piano dell’uomo medio.

08Da questo punto di vista, la satira politica è un eccellente veicolo di democrazia, perché diventa l’applicazione del principio di uguaglianza.

È una composizione che rivela e colpisce con col ridicolo concezioni, passioni, modi di vita e atteggiamenti comuni a tutta l’umanità, o caratteristici di una categoria di persone o anche di un solo individuo, che contrastano e discordano dalla morale comune o dall’ideale etico di chi fa satira.

I testi sono scritti per lo più in esametri e coliambi, anche se è molto usata la narrativa e la diatriba. Il linguaggio per tutti gli autori è il sermo vulgaris, anche se il sermo di Lucilio è molto più grezzo di quello oraziano, che a sua volta è agli antipodi di quello di Petronio. Per una comprensione più facile si può considerare Lucilio il precursore della satira e dunque i suoi temi e stili sono stati ripresi dagli altri scrittori come evoluzioni da questa base di partenza.

Già dall’Antica Grecia la satira è sempre stata fortemente politica, occupandosi degli eventi di stretta attualità per la città (la polis); fu proprio il dramma satiresco a dare origine al genere, ma è la commedia di Aristofane quella che rende la satira politica molto importante nel mondo greco. Nelle sue commedie, il poeta mostra una capacità incredibile di tuffarsii nel reale, di smascherare le ipocrisie, di suscitare la risata con una battuta rapida, con pungenti e taglienti frecciate, con caricature inesorabili, con l’invenzione grottesca e con l’insulto verso i personaggi più eminenti e di spicco della polis.

Infatti, prima ancora che si avesse la parola satira, nata a Roma, le satire si possono ravvisare nel silli e nelle diatribe dei filosofi stoici e cinici Greci, in particolare di Menippo (sec. III a.C.) ideatore di  quella singolare composizione mista di prosa e versi che da lui prese il nome di satira menippea e in certi aspetti della commedia ateniese antica.

Ma la satira è un genere tipicamente romano: “Satura quidem tota nostra est” come direbbe Quintiliano.

Primo autore di saturae letterarie fu Ennio (sec. III e II a. C.), ma il vero fondatore, colui che creò la satira propriamente detta, fu Lucilio, che ne fece uno strumento di critica delle vanità umane e dei vizi della società introducendo riferimenti personali: tipici divennero con lui anche il verso esametro e lo stile colloquiale. Lucilio diede alla satira un’impronta aggressiva, muove critiche contro la corruzione pubblica e privata e deride ogni genere di vizio.

Orazio, Persio e Giovenale seguirono le orme di Lucilio, così Quintiliano poté a buon diritto affermare che la satira era un genere letterario tutto latino. Orazio con le sue Satire (65-8 a. C.) si è confermato il massimo autore del genere a Roma. Si distacca dallo spirito aggressivo della satira luciliana: in due libri di satira, che chiamò Sermones, egli espresse il suo duro giudizio sulle follie degli uomini, in particolare nell’ambito politico, osservate con ironico distacco e attraverso gli attacchi nei confronti dei personaggi politici più in vista del suo tempo contrappone l’ironica rappresentazione dei difetti e delle miserie degli uomini. I discorsi che Orazio propone nella sua satira si sviluppano attraverso un umorismo educato e garbato, che si allontana dalla comicità tradizionale latina ma si fonda su battute e spesso su un linguaggio aulico nelle descrizioni di situazioni ridicole.

Nel primo secolo dell’impero, scrissero satira Persio e Giovenale: il primo seguace dello stoicismo, visse in età neroniana e, pur evidenziando evidenti affinità con la satira di Orazio, condanna anche i più piccoli vizi dell’uomo. Il poeta è un ammiratore della satira di Lucilio ma i suoi versi mancano dell’aggressività verbale contro gli uomini potenti e corrotti evitando ogni riferimento ai problemi della vita politica.

Giovenale, calandosi a fondo nella realtà del tempo, descrisse la Roma imperiale corrotta e viziosa. Persio, Giovenale e soprattutto Orazio, furono a loro volta i modelli tenuti presenti dai satirici di tutti i tempi, ai quali bisogna aggiungere Marziale per la forma rapida e brillante dell’epigramma. Seneca e Petronio (quest’ultimo con il Satyricon, parodia del romanzo greco e spietato ritratto della società del suo tempo) costruiscono i precedenti del saggio e del romanzo satirico moderni.

Nel Medioevo, la satira perde  gli antichi modelli strutturali e metrici, trovando invece espressione in forme poetiche diverse, create per altri scopi e altre destinazioni: dal ritmo latino alla profezia, dall’epistola alla visione, dalla danza macabra al testamento e alla tenzone,la funzione censoria e la vena satirica greca e romana trovarono nuova linfa nelle particolari condizioni politiche, sociali e religiose; si ebbe perciò una satira politica, morale, antifemminile e del costume. La satira politica si trova maggiormente nei trovatori provenzali, nelle poesie di Walter von Vogelweide e di Guittone d’Arezzo, Jacopone da Todi, Dante e Petrarca. In quest’epoca si predilesse la satira allegorica, che assunse gli animali come esempi del carattere umano.

Nel Rinascimento, si face ampio uso della satira nella poesia orale giullaresca di cui ci sono pervenuti alcuni frammenti scritti; in particolare, in Dante,  va notato l’utilizzo del registro comico realistico nei confronti delle personalità che lo avevano disconosciuto ed esiliato, fino a criticare la società in cui viveva.

In questo periodo la satira politica divenne roccaforte del classicismo conservatore, e perse i suoi caratteri di genere letterario: per ritrovare la tradizionale struttura della satira classica, bisogna tornare in Italia e conoscere le 17 Satire di Alfieri.

Nel Cinquecento, autore di satira fu Ludovico Ariosto, anche se tra il Cinquecento e il Settecento, la letteratura satirica in Italia produce ben poco.

Nei primi due decenni del secolo scorso, Palazzeschi è il poeta più rappresentativo, insieme a Calvino e Rodari, che sarà un punto di riferimento per i giovani del dopoguerra.

Un notevole contributo satirico nel Novecento lo hanno dato Pirandello e Svevo con la sferzante ironia nei confronti della classe politica di quel tempo.

Nel dopoguerra, con l’avvento della Repubblica e il ritorno sulla scena dei partiti politici, il filone della poesia satirica nei decenni successivi ha un notevole sviluppo perché cambiano le condizioni politiche e sociali. Con la nuova aria di libertà avviene un cambiamento con relativa crescita economica e sociale, con costumi di vita in continua evoluzione e quindi con l’instaurarsi di una morale differente da quella tradizionale e non più corrispondente ai tempi resi più dinamici dalla tecnologia e dalla scienza.

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