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La satira e la censura durante il Ventennio fascista

Mussolini, in una delle sue prime visite ufficiali a Vittorio Emanuele II come capo

del governo, dice: “ Maestà, ho fatto installare al Quirinale una linea telefonica diretta per comunicare direttamente fra noi”. “Ah bene!” rispose il re: “E qual è il suo numero?” “Sei uno zero”, scandisce il Duce. È una storia simpatica, che riscosse molto successo durante il regime fascista, un’epoca che oggi può apparire crudele.

Le barzellette erano di gran moda, come i giornali umoristici e satirici, molto più di oggi, e se ne faceva un uso abbondante, negli spettacoli di varietà come fra la gente; sempre con discrezione, e soltanto fra amici fidati, quando si trattava di scherzare su fascismo, i suoi gerarchi e soprattutto il suo capo.

Anche se l’umorismo era diffuso, durante il Ventennio fascista, la satira, come anche tutte le forme di libertà di espressione, furono limitate totalmente tramite il controllo della stampa, della radiodiffusione e della parola, nella repressione della libertà di associazione, di assemblea e di religione.

Durante il regime fascista, infatti, si estese e si rafforzò progressivamente la censura, attraverso l’istituzione di uno stato di polizia dove i cittadini erano controllati dalla polizia politica (OVRA); la censura subì un drammatico rafforzamento con l’emanazione delle cosiddette “leggi fascistissime”; la censura in Italia non terminò del tutto con la fine dell’era fascista, anche se i governi democratici della Repubblica Italiana si dichiararono a favore della libertà di espressione con l’emanazione di disposizioni e sentenze costituzionali.

La censura fascista combatteva ogni contenuto ideologico estraneo al fascismo o disfattista dell’immagine nazionale, ed ogni altro lavoro o contenuto che potesse incoraggiare temi culturali considerati disturbanti.

I principali scopi della censura durante il Ventennio erano:

  • Controllo sull’immagine pubblica del regime, ottenuto con la cancellazione immediata di qualsiasi contenuto che potesse suscitare opposizione, sospetto o dubbi sul fascismo.
  • Controllo costante dell’opinione pubblica come strumento di valutazione del consenso.
  • Creazione di archivi nazionali e locali, attraverso la schedatura, nei quali ogni cittadino veniva catalogato e classificato a seconda delle sue idee, le sue abitudini, le sue relazioni di amicizia e le sue eventuali situazioni e atti considerati vergognosi; in questo senso la censura veniva utilizzata come strumento per la creazione di uno stato di polizia.

Riguardo alla satira e alla stampa associata ad essa, il fascismo non fu rigido e intransigente, anche perché la satira era molto educata; diversi erano i giornali o le riviste che si occupavano solo di satira: Bertoldo, rivista settimanale di umorismo e satira pubblicata a Milano dalla Rizzoli nel 1936 e diretto dal caricaturista e umorista Giovanni Mosca, che si affermò per il suo stile innovativo, del tutto nuovo per la vignettistica italiana.

Il primo numero uscì il 14 luglio 1936 e la rivista assunse in breve tempo un’influenza notevole sull’Italia degli anni Trenta e non sfuggì alle attenzioni di Mussolini e del regime fascista.; le pubblicazioni cessarono definitivamente dopo il bombardamento alla sede del giornale in Piazza Carlo Erba a Milano. Attraverso questa rivista, gli autori del Bertoldo esprimevano un umorismo surreale da alcuni definito fine a se stesso e reazionario.

Altra rivista satirica importante fu Il Travaso delle Idee; fu uno dei più popolari giornali umoristici italiani. Fu pubblicato a Roma dal 1900 al 1966 e fu un settimanale pungente di satira, nato in età giolittiana e affermatosi durante il fascismo.

Durante la guerra e l’occupazione nazista di Roma il giornale continuò ad uscire, cessando le pubblicazioni solo nel giugno 1944 per ordine del Comando militare alleato. Nel dopoguerra il periodico fu trampolino di lancio per molti talenti dell’umorismo e della vignettistica italiana e cessò definitivamente le pubblicazioni nel gennaio del 1966.

Un’altra rivista importante fu il Marc’Aurelio, fondato a Roma nel 1934  che ebbe l’opportunità di essere stampata e distribuita senza molti problemi.

Tra il  1924 e il 1925, durante il periodo più violento del fascismo, riferendosi alla morte di Giacomo Matteotti ucciso dai fascisti, il Marc’Aurelio pubblicò una serie di pesanti barzellette e vignette, descrivendo Mussolini come pacifista. Il Marc’Aurelio assunse comunque un tono più integrato negli anni successivi e nel 1938, l’anno delle leggi razziali, pubblicava spesso articoli e disegni di volgare contenuto antisemita.

Durante il regime, l’Avanti! definì Mussolini “una matita alla dinamite”: per questo motivo Mussolini mandò Giuseppe Scalarini al confino ad Ustica dal 15 marzo del 1927 al 7 novembre 1928. Considerato da molti il padre della satira politica italiana, Scalarini è stato tra i maggiori caricaturisti e disegnatori satirici italiani; tra i primi creatori della vignetta satirica politica, fondò i giornali          Merlin Cocai e La Terra e dal 1911 collaborò al quotidiano del Partito Socialista Italiano l’Avanti. Anticapitalista e antimilitarista, fu perseguitato dal fascismo. Dalla nascita del fascismo, a causa della vignetta intitolata “Giuda” e riferita proprio al Duce, Scalarini subì violenze e aggressioni: le sue tavole non possono essere considerate solo satira, ma sono dei veri articoli di fondo, idee e denunce di ingiustizie, corruzioni e omicidi: il suo scopo, infatti, non era far ridere, ma far riflettere.

Anche La Gazzetta del Popolo è stato un quotidiano italiano che si occupava di satira fondato a Torino il 14 giungo 1848; ha cessato le pubblicazioni il 31 dicembre 1983, dopo 135 anni di vita. Di orientamento liberale, monarchico e  anticlericale, fu fondato dallo scrittore Felice Govean e dai medici Giovanni Battista Bottero e Alessandro Borella, appoggiò la politica di Cavour e il programma risorgimentale di unificazione italiana. In seguito il giornale fu oppositore del governo giolittiano, sostenne l’intervento del primo conflitto mondiale e nel 1925 il giornale finisce sotto il controllo del regime fascista.

La rivista satirica più importante degli anni venti e trenta è stata il Becco Giallo. Venne fondata da Alberto Giannini nel 1924 e nel 1926 il regime fascista lo costrinse a chiuderla ed emigrare in Francia; l’editoriale del primo numero si schierava apertamente contro il fascismo. Uno dei bersagli culturali fu lo scrittore Luigi Pirandello, che per la sua devozione a Mussolini fu ribattezzato P.Randello.

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